Girando il film mi rendevo conto di quanto fosse importante riuscire a raccontare non solo le vicende odierne dei pescatori ma anche che la militarizzazione della Sardegna è stata orchestrata negli anni Cinquanta, e che l'amaro e ineluttabile destino della nostra isola era quello di diventare una "portaerei gigante che non si può affondare".
Raccontare le vicende odierne dei pescatori come inevitabile conseguenza di ciò che era successo cinquant'anni prima in quei luoghi, quando furono espropriati 8000 ettari di terra per fare il poligono militare di capo Teulada. Questo è l'intento del film Piccola Pesca, dove il cinema del presente si confronta con l'esigenza di ricostruire ciò che veramente avvenne in quegli anni. Da una parte le testimonianze di chi ha vissuto quei giorni drammatici, dall'altra la battaglia dei pescatori che trovano la forza e il coraggio di riprendersi quel tratto di mare, ormai ad esclusivo uso militare.
Bisognava riuscire a mantenere un buon ritmo narrativo che tenesse alta l'attenzione dello spettatore, nonostante le tante informazioni. Sono state queste le difficoltà che ho incontrato durante la realizzazione del film, dove la macrostoria del passato e la microstoria del presente dovevano portare ad un epilogo che le unisse.
Enrico Pitzianti

soggetto
Basso Sulcis - Sardegna sud occidentale
L'eco delle esercitazioni militari accompagna il sorgere del nuovo giorno. La piccola barca in legno solca le limpide acque. Luciano è un pescatore esperto ma è costretto a pescare in zone limitate, non può più calare le reti nei punti preferiti a causa delle esercitazioni militari mare-terra-mare che si svolgono nel poligono di Capo Teulada. In quelle acque dove fino a poco tempo prima, per una sorta di patto di non belligeranza, gli veniva consentita la pesca nelle soste dei giochi di guerra.
La storia di come sia nato questo poligono è assai confusa: vendite, espropriazioni, rivolte di contadini che non volevano lasciare la terra fertile, che gli americani, prima, gli inglesi poi e gli italiani infine, trovavano perfette per esercitarsi alla guerra. Un piano che si svolge nel decennio 1950 - 1960, in cui la poco abitata Sardegna diventa terra da sacrificare alle esigenze militari. Una vicenda orchestrata da Roma con connivenze dei politici locali, con un epilogo drammatico e che alla fine attribuì al Genio militare 7500 ettari di territorio.
L'auto costeggia il muro di cemento e filo spinato che delimita il poligono. Quel mare, una volta così pescoso, è diventato un sacrificio senza ritorno. Luciano è un uomo ostinato, determinato, non vuole rinunciare al suo lavoro e non si dà per vinto.
Si calano le reti, si tirano su le nasse e le si ributta a mare, si preparano con cura le diverse esche. Ma il mare è particolarmente avaro, e dove non lo è non si può più pescare! Luciano ed i suoi colleghi pescatori sono gente che non si rassegna.
Serve un gesto clamoroso, civile ma eclatante, bisogna scuotere l'opinione pubblica. Bisogna occupare, interrompere i giochi di guerra, a cui pare partecipi anche la seconda flotta americana sfrattata dall'isola di Vieques per le proteste popolari. E si fa rotta verso il mare proibito.
sinossi breve
Golfo di Palmas - Sardegna sud occidentale
I pescatori del Basso Sulcis non possono pescare a causa delle esercitazioni militari NATO del poligono di Capo Teulada. Dal 1997 le restrizioni alla pesca sono sempre più severe e sempre più estese le aree di sgombero a mare. Ma i pescatori non si rassegnano e vogliono assolutamente riavere il "loro" mare.