Un profilo di Chuck Palahniuk

Romanziere prolifico e interessante dal punto di vista della personalità, Chuck Palahniuk è diventato negli anni ’90 il portavoce della Generazione X, un termine portato alla ribalta dallo scrittore canadese Douglas Copland. Nato nel 1962, Palahniuk è diventato molto popolare in seguito alla trasposizione cinematografica di un suo romanzo: Fight Club, diretto dal registo culto David Fincher, con protagonisti due grandi e giovani attori, allora, Edward Norton e Brad Pitt. Il film è diventato anche esso di culto e ha proiettato lo scrittore nato nello stato di Washington, nell’Olimpo del post-modernismo. Nel 1986 si è laureato all’università dell’Oregon in giornalismo. Dopo aver lavorato come meccanico e scritto qualche pezzo per i giornali locali, Chuck divenne ben presto insoddisfatto con la sua vita e le sue scelte, cercando di fare del volontariato per conoscere più persone e addentrarsi in un mondo che iniziava a stargli stretto. Spesso lavorava come volontario, trasportando malati terminati agli incontri dei gruppi di supporto per cure palliative. Queste esperienze hanno influito sulla scelta dei temi dei suoi romanzi: la malattia compare sempre, insieme alla morte e a un senso di caducità della vita.

Fight Club fu pubblicato per primo nel 1996, era stato scritto con lo scopo di annoiare un editore che aveva accusato Palahniuk di scrivere romanzi da disturbato mentale, maera il suo terzo romanzo. Precedentemente aveva scritto due lavori: Insonnia e Invisibile Monsters, ma furono respinti dagli editori, per puro caso si trovò a far pubblicare per primo il romanzo che gli avrebbe dato la celebrità. Lo stile di Palahniuk lo inserisce rapidamente nella corrente del romanzo isterico, post-moderno, satirico, facendone una delle voci più interessanti della narrativa contemporanea americana. Lo stile dello scrittore è asciutto, spesso intervallato da una punteggiatura che si fa ossessiva, opprimente, quasi a riprendere l’affanno del narratore che quasi sempre racconta in prima persona. Un narratore non credibile, che cede facilmente alle lusinghe dei piaceri e alla violenza e la cui attendibilità è messa in discussione da uno stato mentale particolare. I personaggi di Palahniuk si muovono come mostri all’interno di una società che con i suoi meccanismi sembra divorarli, faticano a essere accettati. Hanno spesso difetti fisici che li allontanano dalla società, sono come rifiuti che nessuno trova interessanti e che invece nascondono qualcosa di speciale. Spesso sono delle autentiche cavie umane, sottoposti a trattamenti oscuri, complotti, lotte di sopravvivenza. In Palahniuk l’aspetto interiore, mentale, distorce la realtà proponendo personaggi in sintonia con un mondo che sembra improvvisamente impazzito. L’ultimo suo romanzo pubblicato in Italia è Sventura, il seguito di Dannazione, un viaggio tra gli inferi di una ragazzina americana.