Stiamo diventando dipendenti dagli smartphone?

Ti ritrovi costantemente col cellulare in mano, immerso nella navigazione, insieme ad altri che – come automi – fanno la stessa cosa? Se si, allora stai sviluppando una sorta di dipendenza dall’oggetto, o meglio dalle sue applicazioni. Se ti capita di prenderlo in mano alla ricerca di un messaggio di Facebook, uno da WhatsApp allora sei veramente messo male, soprattutto se questo gesto di prenderlo sempre in mano ti distrae dal lavoro o dallo studio. Stai dando più attenzioni al tuo telefonino anziché alle cose che ti consentono di andare avanti.

Lo smartphone è diventato un compagno abituale. Sapete perché stanno lanciando gli orologi iperconnessi e digitali come iWatch? Semplice, perché le aziende pensano che l’orologio possa riprendersi un suo spazio, una sua nicchia di mercato, abbattuta – soprattutto tra i giovani – dallo smartphone. Questo oggetto è diventato il compagno abituale, grazie alla diffusione dell’iPhone e dei suoi simili, che sfruttano tecnologia di trasferimento dati ad alta velocità (3G, 4G e wifi). Ce lo portiamo appresso tutto il giorno, caricarlo è divenuta un’impellenza sociale, che sta facendo nascere dei punti di ricarica ovunque. Mentre siamo nei luoghi pubblici, non riteniamo affatto controproducente per noi stessi, chiuderci in quel piccolo mondo visivo a navigare siti, controllare messaggi, leggere commenti e guardare video. Rispondiamo a chiamate in orari e luoghi dove prima era socialmente inaccettabile, e immediatamente ci allontaniamo dalle persone con le quali stiamo parlando, non appena sentiamo una suoneria e una vibrazione. Se non porta dipendenza, porta molta maleducazione. In Italia come altrove ogni tanto si legge di locali pubblici che vietano l’uso dello smartphone, per ricreare quella vecchia atmosfera di socialità e convivio che i giovanissimi di oggi nemmeno conoscono.

Ma cosa provoca in noi questi comportamenti al limite della maleducazione? E’ davvero possibile che un singolo aggeggio, per quanto costruito abilmente, possa determinare un così robusto cambiamento dei comportamenti? Gli scienziati e gli esperti di media e comunicazioni pensano che questo comportamento compulsivo dipenda dalla scarsità di interazioni sociali a distanza che abbiamo conosciuto prima. In pratica nell’uso dello smartphone replichiamo semplicemente il comportamento che avevamo prima al telefono, ma essendo venuta meno la scarsità, ci lasciamo andare a una sorta di compulsione. Come quelle nonne che avendo conosciuto la fame, in età avanzata riempiono i nipotini di carni, piatti sostanziosi e dolci. Quando c’era solo il telefono fisso, eravamo molto legati al pensiero di dover rispondere in quanto eravamo rintracciabili solo in quel determinato posto, a una precisa ora. Una sorta di dipendenza dal telefono esisteva anche prima (poteva essere tracciata nel passaggio al cordless, per esempio, che aumentava la sensazione di movimento e intimità, creando più occasioni), ma ora con lo smartphone è semplicemente accentuata. Il fatto che poi tutti si comportino allo stesso modo, che tutti si uniformino perfino a un unico modello di telefono (in fin dei conti un Galaxy è uno smartphone simile all’iPhone) rende la situazione parossistica. Con elementi di riproduzione in serie che diventano un problema, quando riguardano i giovani e la loro cronica capacità di chiudersi in un mondo tutto loro.