Il romanzo distopico: caratteristiche e luoghi comuni

Se c’è un genere letterario che sta riscuotendo un enorme successo, soprattutto in paesi dove si legge tanto, è il romanzo distopico per ragazzi – o come si dice in America: per young adult.

Il romanzo distopico nasce come critica alla società moderna, spesso in accezione anti-totalitaria come nel caso del più famoso di tutti: 1984 di George Orwell. Il termine indica un contrario dell’utopia, cioè della società perfetta tracciata (non con qualche sottinteso di incubo) da Thomas More nel 1516. Sono numerosi i titoli che sono balzati in cima alle classifiche: Hunger Games, Divergent, Mazerunner rappresentano al meglio questo filone che trovato anche uno sbocco cinematografico dal grande impegno finanziario.

Spesso coloro che vogliono scrivere un romanzo distopico però partono da questi ultimi esempi anziché da 1984 o Fahrenheit 451, con la conseguenza che si scrivono romanzi impestati di ceche e luoghi comuni che si possono facilmente evitare.

Ecco quali sono questi luoghi comuni da scansare per scrivere un romanzo distopico che funziona e che non sembri un rifacimento dei successi di Veronica Roth:

  • una protagonista femminile povera o che comunque non ha ancora scoperto la sua missione, quella per la quale è destinata e soprattutto i suoi superpoteri, che scoprirà insieme al suo destino;
    possiede dei poteri che non dovrebbe avere e che quindi le conferiscono un ruolo eccessivo e non credibile nella storia
  • sono presenti dei guerrieri che inevitabilmente si scontreranno e che danno mostra della loro forza in combattimenti preparativi
  • c’è una città o un luogo che è stretto d’assedio o che comunque è irraggiungibile o leggendario oppure estremamente pericoloso
  • un misterioso evento nel passato ha cambiato le linee della storia e da esso discende tutto (mentre vediamo che nella storia dell’uomo ciò avviene in pochi casi e non coinvolge l’intera umanità)
  • l’eroe o l’eroina oltre ad avere un destino votato all’impegno e alla grandezza, spesso si innamorano di una controparte che si scopre essere una qualche regina o un re (accade anche in Star Wars, con l’incredibile colpo di scena finale che trasforma l’innamoramento di Luke in “affetto” per la sorella Leia)

In generale, l’eroe deve passare attraverso delle forche caudine, il che è giusto perché un protagonista che non abbia problemi da superare non maturerà o cambierà mai, ma in generale sembra di assistere a un combattimento di Rocky prolungato.

Il romanzo distopico di George Orwell: 1984

Nella distopia ciò che conta maggiormente è confondere il protagonista nell’ambiente e nella società in cui si muove, facendo in modo che ogni sua azione sia credibile all’interno della cornice. Nel caso di 1984, l’innamoramento di Winston per Julia è credibile perché ha una vita spenta e sta vivendo una sorta di resistenza interiore. Questa resistenza interiore diventa resistenza esteriore facendo apparire la storia d’amore come un estremo atto di disubbidienza a una società totalitaria, che controlla ogni mossa. Ma tutto parte dal protagonista, dai suoi pensieri, dalla sua conformazione a una società che rinnega, ma che non ha mai scoperto di voler combattere fino a quando non si è imbattuto in cose assolutamente normali, come scrivere un diario o frequentare una donna. Nel romanzo distopico di Orwell in sostanza a farla da padrone sono i gesti di ribellione normali, Winston non è chiamato a compiere un destino, non fa alcun gesto veramente eroico: si tradisce per il troppo entusiasmo o perché semplicemente la società in cui vive è così forte che non può essere combattuta e spazzata via da un singolo. Al contrario, nei romanzi dispotici per ragazzi l’eroina di turno combatte, vince, risponde al suo destino, rendendo tutto poco appetibile per un lettore maturo. Non a caso, non bisogna dimenticarlo, è narrativa per ragazzi. Di avventura e intrattenimento.

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