Perché il Titanic affondò se era considerato inaffondabile

Sul destino del Titanic sono state dette e scritte tante cose, a causa dell’alone di leggenda che circonda questo transatlantico, colato a picco proprio durante il viaggio di inaugurazione. La White Star Line, la compagnia di navigazione britannica, al tempo era impegnata in una dura concorrenza con la Cunard e con altre compagnie di navigazione europee. I collegamenti con gli Stati Uniti promettevano di essere la miniera d’oro dei collegamenti e la compagnia di navigazione inglese, sentendosi in competizione con le altre, poteva spingere sul tasto del marketing per ottenere più passeggeri.

Ma era davvero inaffondabile?

Non c’è dubbio che il Titanic fosse un prodigio tecnologico della sua epoca, univa lo sfarzo tipico della Belle Epoque con gli ultimi ritrovati della tecnologia. Al tempo era considerata ciò che di meglio aveva da offrire l’industria navale, inoltre l’equipaggio era completo di persone che potevano e sapevano prendersi di ogni settore critiche del grande transatlantico. La nave era dotata di un pannello elettrico gigantesco, in grado di controllare i generatori di potenza dal quale scaturivano l’illuminazione ma anche un potente dissalatore per bere l’acqua del mare. C’erano ascensori di collegamento tra i ponti e possibilità per il comandante e la sua ciurma, di diramare ordini velocemente attraverso un sistema interno di comunicazione.

Il fiore all’occhiello era la cosiddetta Sala Marconi, dalla quale era possibile inviare o ricevere messaggi radio attraverso potenti radio-trasmettitori, la cui antenna era situata tra le famose ciminiere della nave. Il sistema di radiotrasmissione del Titanic era in grado di spedire messaggi a 2000 miglia di distanza durante la notte, una tecnologia senza fili assolutamente introvabile altrove considerando che eravamo agli albori.

Ma se affondò ci dev’essere stato un motivo

Parte della tragedia del Titanic non risiede nell’affondamento in sé, ma nel numero spropositato di vittime. Molte si devono anzitutto alla carenza di scialuppe di salvataggio. La scelta fu dovuta al fatto che si scelse la configurazione minima, confidando molto nella tecnica. Inoltre fu proprio la sala Marconi ad essere messa in ginocchio. Proprio come succede oggi con i gingilli elettronici, poter spedire radiomessaggi durante la navigazione era considerato un vero e proprio divertimento, considerando anche il fatto che si stava in mare nella nave più desiderata del tempo. Per cui durante le ore cruciali della navigazione, quando poteva essere reso meglio evidente il pericolo derivate dalla presenza di iceberg sulla rotta di avvicinamento a Terranova, l’operatore radio, forse affaticato dalla lunga sequela di messaggi privati che aveva dovuto inviare, non raccolse l’avvertimento della Californian, un battello britannico che li aveva preceduti avvisandoli del pericolo.

Inoltre va detto che l’iceberg, urtando lo scafo in senso longitudinale, si comportò come un’apriscatole, aprendo uno squarcio lungo tutta la lunghezza della nave, rendendo inutile la divisione in paratie stagne che avrebbe consentito alla nave di rimanere a galla.

Come sempre una serie di concause si unirono per determinare un evento che è rimasto a lungo nella memoria delle persone.