Perché Star Wars ha tanto successo

Con il successo di Rogue One, nei cinema in questo periodo, si conferma il fascino della saga chiamata Star Wars, che va ben al di là del semplice prodotto cinematografico. È di più: un fatto di costume che contagia le generazioni e che diventa parte integrante della nostra vita, come dimostrano le enormi dimostrazioni di affetto e di riconoscimento tributate a Carrie Fisher, l’indimenticabile principessa Leia, scomparsa a fine 2016 per un attacco cardiaco.

Quali sono i motivi per cui Star Wars, o Guerre Stellari, ha grande successo?

Anzitutto bisogna dire che gran parte del fascino presso il pubblico si deve al fatto che pur facendo ricorso agli effetti speciali, rivoluzionari per il cinema, questi non sovvertano mai l’impianto della storia, che ha una fabula, un intreccio ben definito e che trova la sua genesi nell’epica classica. E non può dunque sorprendere se Guerre Stellari è un’epica dei nostri giorni. Una Iliade moderna, con le sue avventure, i suoi colpi di scena, l’indiscusso tema del rapporto padre-figlio, che spesso è alla base di capolavori letterari.

Ma cinematograficamente i film sono stati sempre validi, con alti e bassi naturalmente. E la produzione di così alto livello, che i dettagli non sono mai stati lesinati. Ci sono tanti motivi per amare la saga, ma secondo me i più importanti sono questi:

  • Guerre stellari parla di rapporti umani basilari, del rapporto padre-figlio, dell’amicizia e della lealtà. I personaggi si muovono tutti in copia: Luke e Leila, Chewbacca e Han, i due droidi R2-D2 e C-3PO, l’imperatore e Darth Vader. Fino allo scontro finale, che da sempre esiste, tra i veri protagonisti della saga, padre e figlio, Anakin e Luke.
  • I mondi descritti sono credibili. È una storia ambientata nel futuro, secondo il nostro modo tradizionale di vedere, ma giustamente in ossequio alle leggi di Einstein, noi sappiamo che in realtà è ambientata nel passato (tanto tempo fa, in una galassia lontana). Gli effetti speciali e i mondi, i diversi pianeti, le armi e le trovate fantascientifiche come l’iper-spazio, sono trattati così bene e in modo tanto credibile, che c’è una versa sospensione dell’incredulità. Quando vediamo Chewbacca con Han, chiaramente una sorta di gigantesco peluche e Harrison Ford, non stiamo lì a domandarci cosa sia Chewbacca. E lo stesso accade per quella scena volutamente kitsch del locale di Chalmun, dove si suona dello swing (Cantina band). È tutto così assurdo, se ci pensiamo bene, ma indubbiamente credibile.
  • I personaggi sono dei topos letterari dell’epica, ma non sono trattati in modo infantile. Il motivo per cui Luke si mette in moto, apparentemente è quello di rispondere al messaggio di aiuto della principessa. Ma in realtà starà intraprendendo un lungo viaggio alla ricerca delle proprie origini, attraverso un classico percorso di crescita. In fondo la trama iniziale non è differente da Karate Kid, è un genere letterario rivisitato mille volte, ma non era affatto scontato che finisse così.
  • La principessa Leia è combattiva, indipendente, quasi femminista, ma in nessun modo cliché. Non è la principessa che viene salvata dal principe, anche perché questi si rivela essere suo fratello gemello. È poi sufficientemente ribelle dall’innamorarsi di una specie di avventuriere mercenario come Han Solo. Ovvio, figura vista e rivista, ma anche lui è particolare: aiuta la causa, ma non dimentica mai di farlo per soldi. Non è un idealista, è semplicemente una persona leale che viene coinvolta sentimentalmente. E tutto ciò è molto più credibile, perché parliamo di sentimenti umani.
  • Infine la musica: i titoli di apertura sono famosissimi, ma brani come la marcia imperiale o il tema sentimentale di Anakin e Padme, nel prequel, da soli valgono un premio alla carriera per il grande maestro John Williams.

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