Pena di morte, pro e contro

In Italia il dibattito sulla pena di morte ha perso importanza a partire dalla fine della stagione del terrorismo, ma basta vedere delle immagini di repertorio relative al sequestro e all’assassinio della scorta di Aldo Moro (poi giustiziato) per vedere in TV gli appelli dei missini post-fascisti chiedere ripetutamente la pena di morte per quel genere di reati. Negli anni Ottanta il dibattito è lentamente scemato, anche se qualche esponente di estrema destra (leghista più che altro) ogni tanto la ha invocata, ma più con fare folcloristico che come l’apertura di un vero dibattito sul problema.

Una dei paesi più avanzati dove sia presente la pena di morte, come sappiamo, sono li Stati Uniti d’America. Dal 1977 a oggi, cioè in pratica gli ultimi quaranta anni, in America sono state giustiziate più di 1200 persone, condannate per reati efferati. La maggior parte dei delitti che prevedono la pena capitale riguarda appunto gli omicidi con particolari aggravanti, ma anche degli speciali delitti politici come lo spionaggi e il tradimento. La pena di morte in USA è applicata dai singoli stati, in alcuni è stata abolita, in altri è in corso una moratoria.

I fautori della pena di morte, in USA come in Italia, la sostengono perché ritengono che sia un deterrente particolarmente qualificato per mantenere l’ordine e la legge e abbia un costo sociale minore dell’imprigionamento a vita. Un altro argomento è il più realistico possibile: il criminale che si è reso protagonista di simili delitti non avrà più possibilità di compierne altri, inoltre lo Stato in questo modo dimostra di tenere in qualche modo ai familiari delle vittime dimostrando che è in grado di ripagare con la stessa moneta i criminali.

Chi si oppone alla pena di morte lo fa utilizzando argomenti umanistici e concreti. Innanzitutto dal punto di vista filosofico dichiarano che è un potere troppo forte in capo allo stato, quello di togliere la vita a una persona. Uno stato che naturalmente è il riflesso del sistema di poteri in un dato luogo e in un dato tempo, motivo per cui si possono perpetuare delle ingiustizie e riflettere su un piano più elevato, esacerbando ad esempio le divisioni razziali o facendo in modo di mandare a morte coloro che nei fatti non possono permettersi una difesa legale di alto livello. Inoltre dichiarano che la pena di morte non ha mostrato alcun effetto di deterrenza dato che il numero di crimini efferati commessi non sembra essere in relazione con l’esistenza o meno della pena capitale.