Il mito del lupo mannaro

Il cinema ci ha restituito un’immagine moderna del lupo mannaro, ma questa figura deriva da antiche suggestione che fanno riferimento al rapporto tra uomo e lupo e più concretamente, tra foresta e città.

In particolare si risale al mito di Licaone, eroe dell’eponima regione, che fu punito da Zeus e trasformato in lupo per avergli dato in pasto delle carni di un bambino, come vittima sacrificale. Di conseguenza si pensava che chi avesse mangiato le viscere della vittima, durante i sacrifici offerti a Zeus, si sarebbe trasformato in lupo, ritornando uomo solo se non avesse mangiato ancora carne umana.

In questo mito già si delineano le basi per la creazione della figura centrale del lupo mannaro, sfruttata poi a pieni mani dalla letteratura fantastica, che fa riferimento, almeno in Italia, ai miti formatisi nel mezzogiorno proprio sulla scorta della leggenda di Licaone.

Sono detti licantropi gli uomini che si trasformano in lupi (la leggenda moderna vuole che questa trasformazione avvenga di notte, durante la luna piena). Hanno ovviamente tendenze cannibalesche, in riferimento al mito raccontato sopra. La coda mozzata è un elemento imprenscindibile e serve ancor più a incutere paura. Il cosiddetto lupus in fabula descritto da Cicerone viene proprio dall’osservazione che quando si parla del lupo, vediamo subito la sua coda. Quindi il mannaro si nasconde, facendo in modo che non venga scorto. È interessante la dimensione demoniaca della figura con la coda: il diavolo viene sempre rappresentato così. Inoltre sono personaggi che nei racconti più interessanti hanno una dimensione psicologica interessante.

L’attribuzione di questa natura quasi diabolica al lupo mannaro dà vita a un filone superstizioso, che ha generato comunque un fenomeno simile a quello della stregoneria. Durante il Medioevo non mancarono le diagnosi di “lupo mannaro” con conseguente analisi clinica della malattia, che finisce per sconfinare nella fisionomica e nella criminologia di fine ottocento di cui il Lombroso è il massimo esponente. Questo nell’area mediterranea.

Al nord la figura del lupo così come quella di altri animali molto aggressivi è legata al combattente feroce e coraggiosa. Le pelli di lupo sono gli indumenti nei quali si trasformano i guerrieri, spesso giovani, di nobile stirpe e indomite. Una reminiscenza può essere facilmente trovata nei romanzi fantastici di George R. R. Martin, nel ciclo de le Cronache del ghiaccio e del fuoco, dal quale è stato estratto lo show televisivo Games of Thrones: la figura del lupo, di chiara ascendenza nordica, in questa accezione è presente in uno dei protagonisti (i meta-lupi della famiglia Stark, lo stesso Bran Stark è un metamorfo, che ha connessioni psichiche con i lupi, è in sostanza un mannaro della letteratura nordica). La Tana del Lupo è anche la dimora originaria di una delle casate derivate dagli Stark. E si potrebbe continuare all’infinito con queste analogie.

Diciamo che le aree dove la credenza è molto radicata, nei paesi dell’Europa del Sud, come quelli del Nord, dipendono dal fatto che i lupi sono stati molto presenti come animali persistenti dei boschi (si veda anche il mito di Francesco di Assisi), soprattutto in zone montagnose e chiuse, come l’Abruzzo, l’Irpinia e la Lucania dove esistono storie di tradizione orale, che sfociano nella letteratura fantastica, poi ripresa dalla narrativa e dalla cinematografia moderne, soprattutto nelle classiche rivisitazione hollywoodiane (Unico Indizio la luna piena, di Stephen King o Un Lupo Mannaro Americano a Londra del grande John Landis). Da segnalare anche la classica canzone pop di Warren Zevon “Werewolves of London” con tanto di ululati ironici e battiti di mani.