Media: la trasformazione dei quotidiani

La fusione tra La Stampa e L’Espresso (De Benedetti e Agnelli) avviene all’interno di un processo di trasformazione dei media tradizionali.

Tra i mezzi di comunicazione di massa, il giornale ha sempre occupato un posto notevole: esso raggiunge il lettore a vari livelli e momenti, contribuisce ad informarlo, ad accrescere la sua istruzione, ad orientarlo di fronte ai problemi della vita. Esso si indirizza a varie fasce di età: ai bambini come alla donna adulta, al giovane come all’anziano, all’operaio come al dirigente, al professionista come all’artigiano, al sindacalista come all’uomo d’affari. Tutti quelli che possono leggere nel giornale hanno spesso trovato un punto di riferimento. Il picco della diffusione in Italia c’è stato a fine anni Novanta, poi è iniziato il lento, ma progressivo declino, messo in moto dagli enormi cambiamenti tecnologici determinati dall’avvento del web e dalla sua diffusione in banda larga in vasti strati della popolazione. Il giornale, ancora oggi, assume le forme esterne più varie, segue ritmi di pubblicazione diversi, ma sempre e dovunque ha un solo scopo: penetrare nella coscienza di chi legge. Quanto profonda sia la sua opera di penetrazione, si può vedere analizzando qualche tipo di giornale, secondo la diffusione all’interno delle fasce di lettori.

Se si esamina una pubblicazione per ragazzi ci si renderà conto che spesso la precisa intenzione pedagogica, di utilità sociale, viene sacrificata in nome del consumismo, con una pubblicità dei prodotti atta a stimolare l’acquisto su richiesta dei bambini verso chi detiene il portafoglio (i genitori). Lo stesso meccanismo – non può sorprendere – lo si vede negli spot televisivi mandati in onda durante le fasce orarie dedicate ai più piccoli (in genere la mattina presto e il pomeriggio). Se si esamina la stampa femminile, il quadro si presenta apparentemente diverso, ma sostanzialmente analogo: attraverso le varie rubriche concernenti la moda, la casa, i viaggi, i giornali femminili tentano di fornire alle donne contemporanee degli argomenti di discussione. Non rappresentano mai ciò che la donna dovrebbe essere, ma ciò di cui dovrebbe parlare. Le pubblicità sono spesso patinate e rappresentano marchi costosi. La corrispondenza e gli articoli di pubblica utilità non sono altro che consigli e rimedi per il trucco, l’abito da sera, una serata particolare, il rapporto con i figli, gestire le relazioni e talvolta tradire.

I giornali di gossip puntando tutte sulle vicende e i pettegolezzi dei personaggi famosi, che sono tali in quanto spesso compaiono alla TV. Non è quindi raro vedere le edicole invase da pubblicazioni concernenti dei famosi programmi televisivi (il cd. Merchandising). Quasi tutti gli argomenti di questi giornali si riferiscono alla vita televisiva dei personaggi, con risvolti spesso piccanti o che solleticano il voyeurismo.

Nei giornali tradizionali si è perso il tono equilibrato: i giornali politici non si preoccupano di raggiungere nuovi lettori, ma si limitano a rassicurare il lettore sulle opinioni già acquisite, spesso rinforzate con titoli ad effetto e articoli sarcastici, nei quali manca del tutto l’analisi politica di paio respiro. I giornali più paludati e con un interesse generalista o perlomeno con la pretesa di voler fornire un’informazione più equilibrata spesso accompagnano le analisi politiche a note sulla musica, lo spettacolo, la cultura popolare, al fine di non perdere il lettore meno avvertito che ha necessità di sentire rafforzate le proprie convinzioni.