L’importanza e l’influenza di Charlie Chaplin

Charles Spencer Chaplin è stato uno degli uomini più influenti della storia del cinema. Attore, regista e produttore, trionfò principalmente a Hollywood, dove contribuì a cementare l’industria americana, ma era londinese. Figlio di un comico di varietà che abbandonò la famiglia quando lui era ancora in tenera età, dopo un’infanzia misera e vagabonda, esordì in teatro in parti secondarie per affermarsi nei primi anni del Novecento nella compagnia di pantomime di Fred Karno.

Con questa compagnia si recò negli Stati Uniti, e notato dal produttore cinematografico Mack Sennett, fu assunto per contratto alla Keystone dove interpretò nel 1914 trentacinque cortometraggi comici secondo i modi e le forme della comicità americana del tempo: d0altronde, la rapidità d’esecuzione, la scadenza settimanale dei prodotti, la brevità delle storie che erano un semplice pretesto per mettere in scena dei lazzi, non consentivano innovazioni tecniche di un certo livello o un cambiamento effettivo nel linguaggio.

Da Guadagnarsi da vivere, che fu il primo della serie al definitivo Charlot si distingue, regia di H. Lehman, in cui il personaggio di Charlot ha già in parte gli attributi che gli saranno propri (la bombetta, i baffetti, i pantaloni larghissimi, le scarpe sfondate e infine il bastoncino) sino al lungometraggio il Romanzo di Tillie, in cui egli interpreta il personaggio di un avventuriero, è tutta una serie di film brevi dozzinali, di scarso valore inventivo, non privi comunque della comicità tipica di quei proodtti. Il vero cambiamento appare nel momento in cui la vena comica lascia il posto alla malinconia. Compare la sostanziale solitudine di Charlot, che deve fare i conti con i problemi dell’esistenza, facendo ricorso all’astuzia, all’intelligenza e aut pizzico di fortuna.

Il cambio di passo avvenne col passaggio a lungometraggi meditati, lunghi, che richiedevano impegno nella realizzazione e nella sceneggiatura. Alcuni precedenti lavori al 1925 mancavano di una certa linearità. Pur tuttavia saranno i lungometraggi prodotti con cura e parsimonia a dargli una fama mondiale che nessuno aveva raggiunto. La febbre dell’oro narra l’avventura di un piccolo cercatore d’oro che diventa ricco e ritrova la donna che pensava di aver perso per tempo. In Luci della città Chaplin gioca con la musica da lui composta. Infine Tempi Moderni un grande affresco sociale, nel quale l’attore e regista colloca il vagabondo operaio, fresco di licenziamento, sullo sfondo di un capitalismo avanzato che lo impiega in condizioni di sfruttamento. A questi film va aggiunto il capolavoro satirico, ultimo film nel quale compare la maschera di Charlot (Il Grande Dittatore) del 1940, girato con incredibile veggenza al principio della catastrofe della seconda guerra mondiale: catastrofe etica prima ancora che bellica. In esso Chaplin interpreta il duplice ruolo del barbiere ebreo che ha perso la memoria e si ritrova a vivere nella Germania nazista, dominata da un dittatore grottesco ricalcato sulla personalità di Adolf Hitler. La satira è violenta, il discorso politico-ideologico, assente nei film precedenti, si carica di un’invettiva umanitaria che si dispiega ampiamente nel lungo discorso che chiude il film.

Nella storia del cinema Chaplin rimane una figura fondamentale che va oltre il ruolo dell’attore, del regista o del genere comico e malinconico. Il personaggio creato, a tratti farsesco, si è dimostrato in grado di penetrare l’animo umano, cogliendo nel segno delle problematiche moderne.