E se la luna di miele fosse in Giappone?

Quando si pensa al viaggio di nozze, i primi luoghi a venire in mente sono quelli esotici: chissà perché, pur abitando in un paese dal clima tutto sommato temperato, gli italiani sognino di trascorrere la loro luna di miele ai Caraibi, ai Tropici con le naturali eccezioni per le grandi capitali europee o gli Stati Uniti. Delle mete – insomma – molto scontate che però non tengono conto del cambiamento del centro di gravità avvenuto nel mondo. Il continente dominante culturalmente ed economicamente è ormai l’Asia e prima o poi bisogna prendere in considerazione l’idea di visitarla (non limitandosi alla classica Thailandia): Cina, India, Indonesia, Malaysia, Corea del Sud e Giappone meritano una visita.

Il Giappone come meta della propria luna di miele è un’idea sicuramente accattivante. Perché andare in Giappone? Anzitutto perché a parte le sorprese dettate dalla cultura e dalla tradizione millenaria di questo paese, non avrete da preoccuparvi circa la vostra sicurezza personale: il paese è il più sicuro del mondo e c’è una cultura dell’ospitalità tale da tollerare anche il turista più sgarbato. I giapponesi non odiano i turisti, ma vengono disturbati dalla loro mancanza di senso civico e di attenzione. Su questo bisogna certamente uniformarsi.

Il Giappone è uno stato ad economia molto avanzata. Per tanti decenni è stata la seconda economia del mondo, soprattutto quando l’elettronica e i beni di consumo collegati ad essa hanno invaso il mercato. Oggi soffre la concorrenza della Cina, ma rimane la quarta potenza commerciale del pianeta, con una grande influenza culturale che vediamo presente anche nella nostra vita di tutti i giorni, dal cibo all’arte, dalle produzioni televisive ai motori. Il potere economico su scala globale è in sofferenza comunque, lo si può notare dal fatto che nessun grande marchio nipponico sia presente nel mercato dei servizi internet e di telefonia mobile, segno che c’è qualcosa che non va nella capacità di innovarsi.

I giapponesi comunque sono aperti, educati e molto gentili. L’ospitalità verso gli stranieri è ben nota, ma la struttura sociale è assai rigida, per cui persone di un livello inferiore spesso vengono trattate meno bene che i pari gradi. In buona sostanza il livello di confidenza e di educazione dipende molto dai contesti. È un paese monolitico, omogeneo, e gli abitanti tendono a essere individualisti, ma all’interno di un contesto armonico nel quale nessuno si pesta i piedi a vicenda, almeno non nel quotidiano. I riti delle grandi aziende multinazionali giapponesi sono particolari, per chi voglia vivere e lavorare in Giappone alle dipendenze di una grande azienda, è lì che troverà scolpite sulla pietra le tradizionali forme di comportamento.

Le donne sono molto importanti nella cultura giapponese, ma spesso gli uomini occidentali pensano che siano disponibili e asservite. Non è così: il Giappone non ha una cultura misogina. Fino alla seconda guerra mondiale la donna era vista come una moglie saggia e una brave madre, ma non diversamente che da alcuni paesi europei. Oggi rappresentano oltre il 45% della forza lavoro, anche se tradizionalmente preferiscono occuparsi prima della famiglia e poi della loro carriera.

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