Itinerario napoletano

Città dai mille volti, cuore economico e pulsante del Meridione d’Italia, Napoli offre ai suoi visitatori una quantità davvero impressionante di cose da vedere che spaziano dall’arte sacra ai monumenti, passando per quartieri tipici, panorami mozzafiato e una tradizione culinaria ed artigianale famosa in tutto il mondo.

Cosa vedere a Napoli: chiese, monumenti e quartieri tipici

Della Napoli pregreca non rimane che il ricordo nell’isoletta di Megaride, ove oggi sorge il castel dell’Ovo, e la necropoli del colle di Pizzafalcone che può farsi risalire ai secc. VII-VI a. C. Non numerosi i resti della Neapolis romana per altro chiaramente individuabile come forma nella disposizione di alcune vie del vecchio centro, la Mezzocannone anzitutto, quindi le vie Forcella, dei Tribunali ed Anticaglia; il foro era nell’attuale piazza S. Gaetano, ove la chiesa di S. Paolo Maggiore sorge nel sito dell’antico tempio dei Dioscuri; così altre chiese conservano avanzi di edifici romani, quella di S. Lorenzo sull’area di una basilica, S. Gregorio Armeno sul luogo del tempio di Cerere, la cappella del Pontano al posto del tempio di Giove, S. Restituta infine nel sito del tempio di Apollo; sono pure documentabili due teatri e, nella zona meridionale, lo stadio e l’ippodromo, mentre nei pressi sono avanzi di lussuose ville romane (quella di Asinio Pollione a Posillipo e gli orti luculliani a Pizzofalcone). Il circuito delle mura romane, corrispondente alle attuali vie Foria, Costantinopoli, Mezzocannone, S. Agostino della Zecca, Sopramuro, piazza dei Tribunali, vie S. Sofia e SS. Apostoli, contenne, almeno sino al sec. X, anche la Napoli medievale; paleocristiane le basiliche di S. Giovanni Maggiore e di S. Giorgio Maggiore e, della stessa antica epoca, i dipinti delle catacombe di S. Gennaro ed i mosaici del battistero di S. Giovanni in Fonte. Notevole impulso, topograficamente e quindi artisticamente, ebbe Napoli nella seconda metà del sec. XIII quando divenne capitale angioina; in tale epoca sorsero splendide costruzioni gotiche in parte successivamente modificate; tra queste il chiostro di S. Chiara (distrutto, come molti altri monumenti napoletani nel corso dei bombardamenti aerei della 2a guerra mondiale, ma attualmente ricostruito nelle sue forme più genuine), S. Maria Donnaregina, S. Lorenzo.

Napoli rinascimentale e barocca: luoghi da visitare

bei posti a napoliUn nuovo impulso urbanistico si ebbe a Napoli in età rinascimentale, specie durante il prospero regno di Alfonso d’Aragona; sorsero la reggia in castel Nuovo con l’arco trionfale di Francesco Laurana, la porta Capuana di Giuliano da Sangallo, i palazzi Carafa e Cuomo, mentre erano nella città attivi insigni artisti quali Donatello, Michelozzo, Antonio Rossellino, Benedetto da Maiano, Guido Mazzoni. Nel sec. XVI Napoli superava i 250.000 abitanti, sicchè si rendeva necessario un nuovo circuito di mura (1538-50) mentre una notevole sistemazione urbanistica si aveva col viceré spagnolo don Pedro di Toledo, con l’apertura (1536) della celebre strada che tuttora va sotto il suo nome. In questo secolo sorgono i palazzi Cellammare, Gravina, Sangro, le chiese di S. Caterina a Formello, di S. Giacomo degli Spagnoli, di S. Paolo Maggiore, di S. Maria delle Grazie a Caponapoli, di S. Maria della Stella, di S. Gregorio Armeno. Poco prima del 1656, quando una terribile epidemia ridusse alla metà i suoi abitanti, vivevano a Napoli ben 300.000 individui sí che la città poteva essere considerata la più popolata d’Europa. Popolosi sobborghi si erano venuti estendendo al di fuori delle mura cinquecentesche, mentre sempre più intensa era l’attività architettonica per opera di architetti quali Domenico Fontana (palazzo reale), Giulio Cesare Fontana (museo nazionale) e specialmente Cosimo Fanzago cui si devono il chiostro di S. Martino, le chiese di S. Maria della Sapienza e di S. Maria Maggiore e il palazzo di Donn’Anna Carafa a Posillipo, rimasto pittorescamente incompiuto, e fra Giuseppe Nuvolo autore della chiesa di S. Maria della Sanità e del campanile del Carmine. Ed ancora, sempre nel sec. XVII, le chiese di S. Ferdinando, S. Giuseppe dei Ruffi, S. Maria dei Miracoli, S. Agostino della Zecca, S. Maria Egiziaca, S. Pietro ad Aram, la fontana di Nettuno del 1601, port’Alba del 1625, la guglia di S. Domenico iniziata nel 1658.

Dopo la terribile epidemia, Napoli si riprese rapidamente sì che nemmeno un secolo più tardi, nel 1742, raggiungeva nuovamente i 300.000 abitanti; all’incremento demografico corrispondeva una forte attività edilizia; nuovi palazzi e chiese sorgevano sulle vicine colline mentre sempre più venivano ampliandosi i sobborghi; nel vecchio centro si ricostruivano, talvolta falsando le originarie forme gotiche, le chiese bisognose di restauri, mentre sorgevano nuovi, superbi edifici. Operarono a Napoli nel ‘700 D. A. Vaccaro cui si deve la trasformazione della chiesa e del convento di S. Chiara, F. Sanfelice autore dei palazzi Sanfelice e Serra e della chiesa di S. Maria a Monte Calvario, Ferdinando Fuga che progettò l’Albergo dei Poveri e la facciata della chiesa dei Gerolimini, e specialmente Luigi Vanvitelli autore della reggia di Caserta, della chiesa dell’Annunziata, della caserma Bianchini e del foro Carolino, l’attuale piazza Dante; ancora del ‘700 sono i palazzi Salerno e Fondi, la guglia dell’Immacolata, il teatro S. Carlo (1727), le chiese di S. Maria degli Angeli, della Croce di Lucca, il restauro di S. Lorenzo Maggiore; S. Maria di Costantinopoli, l’ampliamento di S. Giovanni a Carbonara e di S. Antonio abate e di S. Pietro Martire, il compimento di S. Agostino della Zecca, il restauro di S. Angelo del Nilo e di S. Marcellino. Napoli veniva sempre più ampliandosi nel sec. XIX; all’inizio di esso contava già 441.000 abitanti, 447.000 subito dopo l’annessione al regno d’Italia; l’epidemia di colera del 1884 indusse le autorità a procedere a serie opere urbanistiche che distrussero la parte più malsana della città con la creazione del rettifilo Umberto I con l’apertura di nuove strade che vennero in parte a dare più respiro alla zona vecchia, gravante sul porto, popolata dai caratteristici «bassi», le stanze malsane, densamente abitate, e che ancora nel 1960 erano ben 45.000. Continuano nel secolo scorso le opere di rinnovamento dei vecchi edifici mentre interessanti esempi neoclassici sono solo la chiesa di S. Francesco di Paola, di Pietro Bianchi, e la facciata del teatro S. Carlo, di Antonio Niccolini.

Espansione del ‘900 e riammodernamenti

cosa vedere a napoliNel nostro secolo Napoli, che già nel 1921 aveva raggiunto i 772.000 abitanti, ha continuato ad espandersi nei sobborghi con la creazione di nuovi quartieri a Fuorigrotta, Arenella, Mater Dei, Luzzatti ai Granili; nel 1925 venivano incorporati nella città i sobborghi di Barra, Ponticelli, S. Giovanni a Teduccio. Le dure distruzioni dell’ultima guerra hanno favorito un’intensa opera di rinnovamento sì che più moderni piani urbanistici hanno impostato la ricostruzione della città su basi più razionali con un radicale sventramento del vecchio centro ove agglomerati caratteristici, ma malsani, vanno scomparendo per dar luogo a costruzioni destinate da un lato a contenere l’accentramento demografico nei vecchi confini di Napoli, dall’altro a rendere più sano e più pulito il centro cittadino; da ricordare specialmente l’apertura della Via Marittima che costeggia il porto per una lunghezza di 5 km., la nuova stazione ferroviaria, la sistemazione di piazza Garibaldi e di quella del Municipio. Dell’attività edilizia nella Napoli di tutti i tempi già in parte si è detto accennando alle opere architettoniche sorte nelle diverse epoche. In campo artistico ricorderemo ancora l’attività pittorica del Cavallini e della sua scuola di S. Maria Donnaregina, le sculture di Tino da Camaino in S. Chiara, l’attività rinascimentale di artisti toscani, quindi il sorgere di nobili forme locali, specie nella scultura rinascimentale, per opera di G. da Nola, G. Santacroce, G. D. D’Auria ed A. Caccavello. Nei secoli seguenti l’arte napoletana ebbe una propria, spiccata fisionomia. La pur breve presenza del Caravaggio a Napoli ebbe tuttavia modo di improntare una tipica tradizione pittorica locale che si affermò, oltre che con lo Spagnoletto, con B. Caracciolo, M. Stanzione, B. Cavallino, M. Preti, S. Rosa, D. Gargiulo, L. Giordano, F. Solimena e F. De Mura. Ancora originariamente locale la pittura dell’800 con la scuola di Posillipo capeggiata da G. Gigante e quindi D. Morelli, F. Palazzi, G. Toma, A. Mancini e, in scultura, il napoletanissimo realismo di Gemito.

Da ricordare ancora, in campo artistico, oltre la tipica produzione di statuette da presepio, in cui gareggiarono, specie nel secolo scorso, anche artisti di pregio, l’attività ceramica dovuta alla fondazione di una fabbrica, nella reggia di Capodimonte, ad opera di Carlo di Borbone; allo stesso sovrano è dovuta la manifattura d’arazzi fondata nel 1738. Numerosi i teatri napoletani, testimonianza nei tempi di una passione per tale arte che risale alle antiche rappresentazioni dell’epoca angioina, ma che particolarmente si diffuse nelle genuine forme della Commedia dell’Arte. Alla fine del sec. XVI si ha già notizia di un teatro stabile, la Stanza della Commedia, ove un grande comico, Silvio Fiorillo, creò l’immortale maschera di Pulcinella. Numerosi teatri stabili sorsero successivamente: ancora nel ‘600 il teatro dei Fiorentini, distrutto nel corso dell’ultima guerra, ed il teatro di S. Bartolomeo, quindi, nel secolo successivo il teatro della Pace, il teatro Nuovo (1724), il teatro del Fondo nel 1779, il S. Carlino nel 1787, il S. Ferdinando nel 1790, la cui ricostruzione fu attuata da Eduardo De Filippo nel 1954, ed infine nel secolo scorso i Teatri Rossini, Politeama Napoletano, Sannazzaro, Tarsia e Diana.

Gli istituti culturali di Napoli

napoli-museo-nazionaleL’università di Napoli è una delle più antiche d’Italia essendo stata fondata nel 1224 da Federico II; essa mutò più volte sede e fu integrata da diversi istituti d’insegnamento, tra i quali l’istituto di fisica terrestre e l’orto botanico, uno dei più vasti d’Italia, con una stazione sperimentale per le piante officinali. Centri di studio superiore sono la Scuola politecnica d’ingegneria e di architettura fondata nel 1811, l’Istituto superiore navale e l’Istituto Orientale; questo, cui è annessa una scuola universitaria di lingue moderne, deriva dal collegio dei Cinesi che nel 1727 fu fondato da M. Ripa per l’istruzione religiosa di giovani provenienti dall’Estremo Oriente. Istituti d’alta cultura sono l’antica Accademia Pontaniana e la Società Reale, fondata questa all’epoca di Gioacchino Murat; per gli studi specifici su Napoli è sorta la Società storica napoletana, mentre per iniziativa di B. Croce, nella sua ricchissima biblioteca, fu fondato nel 1947 l’Istituto italiano per gli studi storici nonché l’Istituto italiano per gli studi filosofici, fondato e portato amorevolmente avanti dall’avvocato Gerardo Marotta, oggi è il fulcro e il punto di riferimento dei maggiori filosofi europei. Si ricordano infine, tra gli istituti scientifici, l’osservatorio astronomico fondato nel 1819 da G. Piazzi, l’osservatorio vesuviano sorto nel 1841 alle falde del vulcano ed affiancato nelle sue ricerche dal più moderno (1914) Vulkaninstitut I. Friedlander, l’osservatorio geofisico per lo studio dei fenomeni dei Campi Flegrei ed infine la stazione zoologica, con ricco acquario purtroppo completamente disperso nell’ultima guerra.

Biblioteche e Musei di Napoli

Maggior biblioteca napoletana è la Nazionale fondata da Carlo III ed aperta al pubblico del 1804; ha attualmente sede nel palazzo ex reale ed è ricca di diverse centinaia di migliaia di volumi con preziosi manoscritti ed una vasta raccolta di papiri, provenienti dalla villa dei Pisoni di Ercolano; altre biblioteche sono l’Universitaria, sorta nel 1827, la Brancacciana, la Lucchesi-Palli, la Farnese e la Comunale Cuomo nella quale ha sede anche la biblioteca della Società napoletana. Gravissimi danni ha subito l’archivio di stato (Grande Archivio) che possedeva documenti risalenti al sec. VIII con interessante museo storico paleografico; altri archivi sono quello notarile risalente al sec. XV, il municipale fondato nel 1387 e, tra gli ecclesiastici, quelli di S. Gennaro e dell’Annunziata, dei quali il primo risale al 1630. Né meno preziosi gli archivi privati (Pignatelli di Terranova, Maresca di Serracapriola, ecc.) o di confraternite (notevole quello dei Bianchi della Giustizia con l’elenco dei condannati a morte dalla metà del ‘500 in poi). Pure fondato da Carlo III di Borbone è il museo Nazionale, sorto nella sede dell’università, ove il re, verso il 1777, fece trasportare le opere d’arte ereditate dalla madre Elisabetta Farnese;. il museo si arricchì specialmente in seguito agli scavi di Pompei ed Ercolano, sino a diventare una delle maggiori collezioni per lo studio dell’archeologia. La pinacoteca Farnesiana nel 1957 è stata staccata dal museo Nazionale e posta nel rinnovato museò di Capodimonte ricco anche di opere pittoriche dell’800, di armi e di porcellane. Altri musei sono: quello di S. Martino, nella certosa omonima, che conserva opere varie interessanti la vita napoletana; il museo civico Filangieri, nel palazzo Cuomo, con oggetti d’archeologia, dipinti, porcellane; il museo Duca di Martina, con splendida raccolta di ceramiche, bronzi, smalti, avori e vetri, che ha sede nella Floridiana, la splendida villa costruita da A. Niccolini nel 1817 e donata da Ferdinando I alla moglie morganatica Lucia Migliaccio duchessa di Floridia.

Come avrete capito c’è l’imbarazzo della scelta su cosa vedere a Napoli, non limitandosi assolutamente ai monumenti più importanti. Per completare la visita e conoscere meglio il territorio, vi consigliamo un’escursione sul vulcano Vesuvio, probabilmente la bocca di fuoco più famosa del mondo, per la sua tragica storia. Il vulcano è attivo ed è considerato tra i più pericolosi al mondo. Tuttavia una visita è consigliata, indossando l’abbigliamento adatto, perché al rientro avrete senz’altro le scarpe piene di terra vulcanica.