Illuminazione fotografica: tra virtuale e reale

Come ottenere un'illuminazione fotografica perfetta

I fotografi esperti rispondono alla luce nello stesso modo in cui i musicisti sentono i suoni o gli attori ascoltano le voci. Questo perché le immagini catturate non dipendono solo dalle caratteristiche della luce disponibile, ma anche dagli elementi dell’illuminazione che si possono controllare.
Là dove alcuni avvertono semplicemente un cambiamento, i fotografi appassionati imparano a distinguere il tipo di alterazione e ad analizzare la luce prevalente in base ai suoi principali componenti: livello. qualità, direzione e colore.

Illuminazione fotografica: come ottenere il livello perfetto

Maggiore è la quantità di luce su una scena, più questa risulta luminosa. Potrebbe sembrare ovvio, ma all’occhio umano una scena può apparire ugualmente luminosa anche se l’illuminazione cambia. Gli occhi e l’area visiva del cervello si adattano a una vasta gamma di luminosità complessiva. In un giorno medio, la luminosità varia molto, ma ci sembra sempre uguale perché l’occhio ha un suo sistema di esposizione automatica che tende a mantenere costante la luminosità percepita. Ecco perché non possiamo valutare l’esposizione a occhio nudo: anche un cambiamento impercettibile può richiedere un aggiustamento dell’esposizione. Oltre a essere più precisi, i sistemi di esposizione della fotocamera gestiscono una gamma di luminosità molto più ampia variando impostazioni ISO, tempi e aperture per produrre immagini con la stessa luminosità complessiva. Questo trascura una dimensione vitale, perché la qualità della luce cambia tra livelli di forte e debole intensità. Con una luminosità alla vediamo toni chiari e ombre profonde, mentre con la luce scarsa le ombre sono spesso morbide.

Qualità della luce

La qualità della luce dipende tecnicamente dal grado di diffusione dei raggi luminosi. La luce del sole o proveniente da una fonte concentrata non ha grande diffusione e gli oggetti sono illuminati intensamente: le ombre sono nitide e profonde, la texture molto definita e le zone illuminate sono molto brillanti. La luce dura crea un forte contrasto ed è adatta a foto di viaggio, vedute urbane e panorami, perchè accentua texture e forme. In studio, la luce intensa si crea con una lampada senza diffusori o con un fascio concentrato. La luce diffusa o sparsa, come quella di un giorno nuvoloso o di un vasto interno con molte luci, crea luci morbide e ombre sfumate (o nessuna). In studio, invece, è possibile creare una luce morbida diffondendo la luce su una grande superficie con un softbox o facendola rimbalzare contro un riflettore a ombrello. La luce morbida è adatta ai toni e alla texture della pelle, e in studio è molto più facile da usare rispetto alla luce dura.

Direzione e temperatura di colore

Arche l’angolazione con cui cade la luce fa la differenza. Più la luce cade obliqua sul soggetto, più le ombre si allungano e aumenta l’effetto rilievo. La luce che proviene da dietro il soggetto è più complicata da misurare rispetto a quella che previene da altre direzioni, mentre quella che colpisce frontalmente la fotocamera può causare riflessi e velatine. Infine, la temperatura di colore dell’illuminazione e la completezza della gamma cromatica sono cruciali per la qualità della sua riproduzione dell’immagine. Mentre la temperatura di colore, misurata in gradi Kelvin, indica se l’immagine tende verso il blu o verso il rosso-giallo, la completezza dello spettro cromatico determina quanto fedelmente sono riprodotti i colori.