Il romanzo: il principe della letteratura moderna

Nel corso dell’ottocento e del Novecento il romanzo ha assunto un’importanza eccezionale letteratura, proprio a causa delle sue trasformazioni e dell’ampiezza  varietà delle espressioni.

Il romanzo, come affermava in un saggio lo scrittore francese Alexandre Arnoux, una volta era un genere di modeste aspirazioni, di semplice divertimento, oggi ha invaso l’editoria, rappresentando il caposaldo della produzione letteraria. In effetti il romanzo è divenuto il prodotto letterario per eccellenza, l’opera d’arte scritta che ha soppiantata la lirica e la poesia. Si pensi al ruolo assolutamente marginale, per la sua epoca, di Petronio e il suo “romanzo” Satyricon, rispetto alla produzione epica e lirica del tempo (ad esempio Lucano).

Oggi il romanzo è espressione dell’esistenza umana, riesce in alcuni casi a rappresentare al meglio i problemi critici dell’individuo posto di fronte a sfide personali e sociali. Romanzi come 1984 di Orwell hanno avuto la forza devastante della ribellione, si spiega solo così l’enorme successo riscontrato, considerando il tema e la trama. Il romanzo è anche evasione, escapismo, voglia di lasciarsi alle spalle i problemi anziché analizzarli. Dall’altra parte dello spettro, rispetto a Orwell, ci sono scrittori validissimi di genere come Agatha Christie o Stephen King. Il romanzo è dunque un mezzo di espressione che ancora oggi, nel suo apogeo, riesce a trasmettere sensazioni e – nei suoi migliori esiti – a rappresentare noi stessi.

La rappresentazione della realtà, dopotutto, è stato l’anelito principale degli scrittori anche di coloro i quali non attribuivano un particolare ruolo “platonico” agli intellettuali. Ad esempio, James Joyce agli inizi del Novecento non si poneva il problema del compito dell’intellettuale, ma si sforzava di voler rappresentare la figura dell’artista o dell’uomo comune alle prese con la realtà. Una realtà ingrandita da un microscopio, come è anche il caso di David Foster Wallace. Con Infinite Jest compie un’operazione simile a quella compiuta da Joyce con Ulisse: ricostruisce un tessuto narrativo basandosi sulla rappresentazione quasi isterica della realtà. Una rappresentazione così precisa, che quasi diventa satira, iper-rappresentazione, come se volesse mettere a fuoco il tutto che diventa così insignificante.

Il romanzo è dunque un mezzo di espressione moderno, che dà modo di rappresentare la realtà come è, come è stata e come vorremmo che fosse. La narrativa moderna oggi si divide tra la rappresentazione del microcosmo familiare e quella del macrocosmo distopico, di un mondo possibile, dove i peggiori incubi, le paure, le distorsioni prendono forma, schiacciando gli individui. La forte influenza del cinema, un’arte che sta sostituendo la poesia, come rappresentazione lirica del “soggetto” e dell’eroe, spinge gli scrittori da un lato a cercare soluzioni narrative innovative (WIslow) dall’altra crea la sensazione che molti scrivano per vedere messa all’opera una riduzione cinematografica. Scrittori come sceneggiatori. Il romanzo però nella sua forma compiuta, di storia in tre atti, che sa dipanarsi su più livelli, rimane ancora oggi il caposaldo della letteratura moderna.