Il cinema e il suo linguaggio moderno

In vista dei 120 anni di storia nel 2015, il cinema ha trasformato visibilmente sé stesso e il modo di proporsi al grande pubblico. Sempre in bilico tra arte e intrattenimento, ha saputo accettare forme espressive meno nobili, pur di mantenere viva la rappresentazione delle grandi trasformazioni sociali. Da un lato, infatti il cinema va tutt’ora considerato come uno strumento efficace nel rappresentare la realtà, esplorarla, e declinarla in modi al tempo stesso avvincenti e divertenti. Anche un buon film, che rappresenti una determinata epoca storica, che ne faccia denuncia, che diventi un mezzo per condannare ha necessità di una trama, di un turning poin, per essere seguito. Deve però sempre fare i conti con la proliferazione di sistemi alternativi di intrattenimento_ DVD, streaming, fruizione via internet e iTunes, rappresentano una sfida aperta sul campo, ma il cinema, con le sue peculiari caratteristiche di grande schermo, può offrire una grandeur, anche dei temi, che gli altri mezzi non raggiungeranno mai. Un film al cinema, nella sua completezza, non è solo immagine in movimento: è dialogo, narrazione, musiche, luci. Un effetto che si può solo a mala pena ipotizzare in un sistema home theatre.

Una prima risposta di tipo commerciale è stata quella di agglomerare gli studios e contenere i costi di produzione. Tuttavia, un blockbuster americano può raggiungere facilmente i 200 milioni di dollari di costi di produzione, compreso il marketing. Nella fruizione è cambiato tutto: il cinema non è più una sala di proiezione, è un happening, che spesso si sviluppa in multi-sale, che offrono servizi alternativi. Il biglietto del cinema poi non è mai stato troppo elevato, a dispetto degli aggiustamenti all’inflazione, e indubbiamente le case di produzione americane hanno riscontrato enormi successi dall’avvento del DVD. La segmentazione del prodotto, del modo di distribuirlo (via internet, via DVD ora in standard Blu Ray, via cinema e via televisione) ha creato una differenziazione del pubblico. Intere mastodontiche produzioni sono create per un pubblico particolare: le donne, i bambini, le famiglie. Se fino a pochi anni fa si poteva parlare di pubblico cinematografico, ora più corretto suddividere tale pubblico in termini specifici, perché la fruizione facilitata consente un’espansione dell’approfondimento dei generi. Ci sono ancora gli amanti delle sale d’essai, che considerano il cinema una forma d’arte, ci sono i cinefili divoratori, che spesso compilano blog di critica cinematografica molto pertinenti e acuti, basati sulla loro passione, che li porta a visitare festival indipendenti e a conoscere meglio le opere dei singoli cineasti o sceneggiatori. In generale, la contaminazione tra generi, il revival del fumetto, la grande produzione di case come Pixar (della Walt Disney, ora ABC) e DreamWorks ha allargato e occupato tutte le fette possibili di pubblico, consentendo al pubblico meno esigente di scoprire nuovi generi. Emblematica è la fusione stilistica tra cinema come forma d’arte e intrattenimento, operata dal regista Christopher Nolan, nella sua personale trilogia di Batman, un eroe dei fumetti, spesso considerati una forma non artistica di espressione verbale.

Al contempo, la concorrenza della televisione e del web ha costretto il cinema a nuovi stili narrativi, a separare sempre più la linea tra opera d’arte e intenzione commerciale, là dove appunto non si verifichino le fortunate eccezioni di cui sopra. Rimangono pubblici di nicchia e grandi pubblici, come differenziale matematico per misurare il ritorno di investimento. E le maggiori spese delle major sono a sostegno, non tanto della sceneggiatura (spesso lo sceneggiatore viene cambiato per aderire meglio al prodotto pre-confezionato, che ha in sé le caratteristiche del successo), quanto del marketing, del cachet delle stars e naturalmente degli effetti speciali, con risultati spesso clamorosi, premiati da cinema e pubblico (Avatar, La Compagnia dell’Anello, Inception).