I segreti del pianoforte

Vi siete mai chiesti come mai il pianoforte abbia precisamente 88 tasti? Qual è la differenza tra i tasti bianchi e quelli neri? Quanti sono bianchi e quanti neri? E perché è considerato lo strumento principe della composizione?

Forse non molti sanno che John Lennon e Paul McCartney, probabilmente il miglior duo di autori di musica popolare dello scorso secolo, utilizzassero il pianoforte per comporre la maggior parte delle composizioni. La qualità della loro musica si deve anche a questa particolare inclinazione “concertistica” che era frutto delle loro esperienze e del loro apprendistato. Eppure nessuno dei due di norma lo suonava, soprattutto in concerto, anche se ci è familiare l’immagine di Lennon su Imagine e quella di Paul che suona il piano in Let it Be o Hey Jude.

La magia dello strumento è particolare. A differenza dello Xylofono, che ha solo 40 tasti, o di altri strumenti a corde, che ne hanno un numero imprecisato che dipende dalle necessità, il piano deve avere esattamente 88 tasti. Ciò gli conferisce un’ampio spettro di tonalità e suono, che lo rende estremamente pratico per la composizione. Poteva averne 40 o semplicemente 80, ma ne ha proprio 88, come mai? La nascita del pianoforte (per usare la corretta definizione italiana, come è giusto quando si parla di strumenti propri della musica colta) si deve a una derivazione del clavicembalo che ha 60 tasti. I primi piano, pertanto, avevano esattamente 60 tasti che rappresentavano 5 ottave, dal momento che in ogni ottava ci sono 12 note (7 toni e 5 semitoni). Ma passando il tempo i compositori si resero conto di avere necessità di più raggio, più ampiezza, più spettro, soprattutto perché la composizione diventava sempre più elaborata. L’industria degli strumenti musicali, rappresentata da fini artigiani italiani soprattutto, iniziò quindi a seguire le esigenze dei compositori, aumentando il raggio a 88 tasti, cioè 7 ottave. Questa trasformazione era piena e convinta già a metà dell’800.

Si deve però al celebre marchio Steinway la definitiva consacrazione del pianoforte a 88 tasti, così che oggi praticamente la stragrande maggioranza dei compositori, quando scrive della musica, lo fa attenendosi all’estensione garantita da un pianoforte. Suoni più alti di quelli dell’ultima nota nella settima ottava sono difficilmente udibili dall’uomo e raggiungibili da un soprano, lo stesso vale per le note più basse impossibili da riprodurre da un “baritono”.

I moderni pianoforte (un nome che dà l’idea di come si possa suonare questo strumento divino) sono composti di 52 tasti bianchi e 36 tasti neri, normalmente in avorio. I tasti bianchi corrispondono alle sette note canoniche, i toni, mentre i tasti neri esprimono i mezzi toni, conosciuti come diesis e bemolle. L’insieme forma un’ottava, che garantisce un raggio minimo per l’espressione musicale. Esistono i cosiddetti super grandi piano che hanno 102 tasti, con due ottave aggiuntive, ma sono speciali e non considerati nella norma.