Fotoritratto: la magia della foto incontra la realtà

Durante una campagna contro il razzismo, la UEFA ha fatto ricorso a ritratti molto realistici delle principali star del football mondiale, abbiamo visto Cristiano, Messi, Zlatan Ibrahimovic, Chiellini, Ribery ripresi da vicino, con un dettaglio nitido sulla pelle del viso, tale da rivelarne persino i difetti. Analoga operazione era stata fatta con Berlusconi e altri importanti leader politici. Il foto-realismo è una tendenza del ritratto, ma non è detto che debba essere tassativo quando si fotografano i visi delle persone.

Un fotografo professionista come Luca Laversa, nel suo sito dà ampio spazio al ritratto, sia in campo personale, sia in campo professionale, nella città di Milano. Operando in quella zona ovviamente viene coinvolto per la produzione di book fotografici per la moda e nel settore del lavoro e degli affari, una buona presentazione deve anche poter contare su una foto professionale. Ma un ritratto non si esaurisce ovviamente nella sua funzionalità. Quasi sempre, nell’occhio del fotografo esperto e che ha un’intenzione artistica esso diventa un veicolo per trasmettere emozioni e raccontare una storia.

Per ritrarre al meglio i soggetti, questi devono essere interessanti. L’interesse però non deriva dal nome del personaggio, come abbiamo spiegato all’inizio dell’articolo. Spesso può scaturire da un luogo, dà una situazione, da un evento. Alcune delle foto più significative degli ultimi anni sono dei ritratti che raccontano uno stato d’animo, il personaggio è spesso sconosciuto, ma il ritratto è così potente da trasformarlo in icona.

Se vogliamo realizzare fotoritratti, la cosa migliore da fare è quella di riprendere il soggetto nel suo habitat naturale. Spesso i visi raccontano chi siamo e dove viviamo. Un ritratto non ha molto senso se viene scattato all’interno dello studio fotografico. Ad esempio, che senso ha riprendere una persona che lavora in ufficio al di fuori del suo ambiente naturale? Certamente può esservi maggiore suggestione nel portarlo in una location particolarmente stimolante dal punto di vista naturalistico, ma si perde in naturalezza.

Spesso vengono commissionati dei ritratti, anche per campagne pubblicitarie, che hanno come soggetti i bambini. Espressivi, divertenti, malinconici i visi dei bimbi, in determinate situazioni, possono rappresentare uno spettacolare veicolo di informazione. Si pensi a certi ritratti scattati in zone di guerre, che hanno fatto la storia della fotografia e del giornalismo. Una buona regola, soprattutto per chi è alle prime armi, è quella di abbassarsi ad altezza bambino. Mai riprenderlo dall’alto. Ci si piega sulle proprie gambe e si scatta, dando un’idea corretta delle grandezze e della prospettiva.

Il ritratto non necessariamente deve riprendere una persona che guarda dritta alla fotocamera. L’obiettivo può giocare anche più discretamente, soprattutto se il fotografo lascia spazio al soggetto, dividendo quindi lo schermo ideale di ripresa tra questi e lo spazio intorno a sé, creando un rapporto tra ambiente e soggetto.

Se non si fotografa nell’ambiente naturale è bene mostrare un po’ di originalità, creando dei forti contrasti. Il foto-ritratto può essere non riservato a un’unica persona, ma anche riguardare un piccolo gruppo. Pensate alle bellissime foto di Richard Avedon dei Beatles. Egli alterna i colori e il bianco e nero creando dei contrasti immediati tra la solarità di alcune composizioni e la maturità espressiva delle foto. Le foto di Harrison e Lennon sono diventate delle icone, ma lo stesso vale per Paul e Ringo, quest’ultimo già due anni prima era stato fotografato in bianco e nero con una corona di alloro sulla fronte. Il ritratto di Lennon con gli occhialini tondi è diventato il simbolo di una generazione. Ora, naturalmente, non tutti sono Richard Avedon, ma è chiaro che il fotografo avrebbe potuto scattare delle foto cliché tipiche del mondo musicale dell’epoca. Invece ha inteso proprio cogliere delle sfumature interiori, creando alla fine un collage simile al Mount Rushmore.