Conoscere il vino

Il consumo di vino può essere considerato un semplice piacere o una professione, dipende dai casi. Bere un buon bicchiere di vino rosso non implica per forza che dobbiamo conoscere tutto su ciò che stiamo bevendo, la nostra gioia e la nostra soddisfazione non vengono meno se non conosciamo alcune informazioni fondamentali sull’origine della bevanda. Eppure i produttori di vino sanno benissimo che non è tutto così semplice. Se si accontentassero di ciò che pensa la gente comune, smetterebbero di fare vini buoni e di successo, perché in realtà dietro ogni grande vino c’è la volontà di migliorarlo anno dopo anno. E il miglioramento della bevanda, nel rispetto della sua continuità di sapore, sta nelle condizioni chimiche e climatiche che influiscono fin dal giorno in cui inizia la crescita dei grappoli. L’Italia è il primo produttore mondiale di vino e oggi è possibile acquistare il vino online, grazie a siti specializzati.

I diversi colori del vino

All’occhio dell’inesperto i vini rossi possono sembrare tutti uguali, se non di sapore almeno di aspetto. L’esperto invece sa che basta riempire a nemmeno una metà un calice per cogliere le sfumature di colore. Esse dipendono dalle varietà di uve senz’altro, ma anche il livello di acidità influisce sul colore finale. I vini bianchi leggermente acidi declinano verso il verde, mentre i rossi hanno un intenso colore viola. Quando passa il tempo se i vini invecchiano male o non sono portati per l’invecchiamento, essi perdono colore e ovviamente sapore. L’odorato è un altro dei sensi che possiamo utilizzare per saperne di più su ciò che stiamo bevendo.

I profumi del vino

L’abitudine riconoscibile dei sommelier di portare il calice fin sotto le narici deriva dalla necessità di percepire le varie fragranze, prendendo un lungo respiro. Il sapore del vino poi non è assolutamente univoco, nemmeno bevendo due volte dallo stesso bicchiere, perché esso dipende oltre che dal concorso dell’aria e dell’atmosfera con cui viene a contatto una volta uscito dalla bottiglia, anche da quali papille gustative raggiunge, una volta che lo beviamo. È il motivo per cui alcuni sommelier raccomandano di stappare il vino per qualche minuto prima di consumarlo oppure servirlo dentro un’ampia caraffa, per fargli prendere aria. In sostanza lo si fa per dargli un sapore più corposo e soprattutto uniforme. Anche mescolare il bicchiere due o tre volte, in modo leggero, ha il compito di rendere più compatto il sapore, una volta che lo mettiamo in bocca, mischiandolo all’aria circostante. Il senso del gusto, insomma, può venire ingannato, ma ci sono dei trucchi per capire meglio il sapore. I sapori più amari si apprezzano meglio nella parte inferiore della lingua, quelli dolci nella parte superiore, l’acido e l’aspro vengono percepiti ai lati. Un assaggiatore di vini sa quindi riconoscere il sapore dal modo in cui reagiscono le sue papille gustative.

In generale quindi se al grande pubblico non è richiesta alcuna competenza specifica per apprezzare un gran vino (tanto che il vino italiano più venduto al mondo è quello del consorzio Tavernello), ai sommelier tocca il compito di discernere le più ricche sfumature da un semplice bicchiere, talvolta bastando due piccoli assaggi per cogliere al meglio le ricchezze che un vino sa offrire. Nella formazione del gusto concorrono vari sapori, spesso ereditati dalla terra dove cresce l’uva, dal clima, dalle coltivazioni circostanti e dai metodi di lavorazione e conservazione. Il vino è quasi sempre un blending (miscela) sapiente di uve differenti.