Chi era Mago Merlino?

Dopo essere stato riproposto in una fortunata serie TV la figura di Mago Merlino – in quel caso presentato come giovane apprendista – ha conosciuto un nuovo successo. La sua figura per tanto tempo è stata conosciuta quasi quanto quella di Re Artù. Il suo nome appare per la prima volta nel 1134, menzionato nell’opera di Geoffrey di Monmouth, ma è certo che il suo nome e la sua leggenda risalgano a tempi anteriori, addirittura al periodo della dominazione romana dell’isola, come nome di un capo clan gallese chiamato Myrddin.

Nella tradizione successiva, molta orale e poco scritta, esso è una sorta di eremita, che vive in una foresta, dove incontra Viviana, una donna della quale si innamora e che gli insegna le arti magiche. Ma è un Merlino diverso, molto più a tinte drammatiche, profetiche.

La narrativa del secolo successivo invece considera Merlino come il simbolo delle speranze di libertà del suo popolo, accolto nelle comunità dei popoli britannici come un profeta in grado di aiutare le genti a ottenere la libertà. Forse il racconto più coinvolgente e certo quello utilizzato dalla serie TV, fa riferimento a quanto scrive Robert de Boron, un autore francese, nel suo Merlin. Si tratta di un poema del quale ci rimangono che pochi frammenti e una traduzione completa in prosa. Robert narra la nascita di Merlino da una vergine e da un demonio, l’aiuto che egli porta alla madre condannata a morte, per via di questa nascita, il soccorso che porta a Pendragon e a Uther, le virtù magiche come quelle dei massi di pietra eretti in onore di Pendragon morto in battaglia; soprattutto questo racconto lo mette in diretto contatto con il mondo magico di Artù e il ciclo dei cavalieri della tavola rotonda. Qui affina le sue qualità di profeta oltre che di mago.

Il personaggio però rimane molto famoso e torna sempre nella letteratura europea apparendo ad esempio nell’Ariosto, dove Merlino profetizza le nozze tra Bradamante e Ruggiero e anticipa la gloria della casata d’Este cui l’Orlando Furioso è dedicato. Cervantes lo mette nel Don Quixote, presentandolo come un incantatore francese figlio del diavolo, e immagina in modo ironico che egli aiuti il protagonista del poema epico a liberare dall’incantesimo la sua amata Dulcinea.