Bob Dylan a 50 anni da Blonde On Blonde

74 anni sulle spalle, 50 dalla pubblicazione di Blonde on Blonde. Rivisitare la carriera artistica e letteraria di Robert Allen Zimmerman, al secolo Bob Dylan, non è facile. Caratterizzato da una voce aspra, nasale, penetrante e volutamente priva di artifizi estetici unita ai suoi versi letterari, irregolari, che rifiutano la metrica e gli accostamenti facili Dylan è stato l’artista completo che ha dato fiato alla vocazione artistica del rock. La sua influenza su tutta la musica successiva inizia praticamente dal suo esordio, anche se con Blonde on Blonde siamo già al settimo episodio della sua lunghissima carriera in sala di incisione ed è considerato insieme a Highway 61 Revisited il miglior album mai prodotto dal cantautore di Duluth.

bob-dylan-63158_640Ridurre la figura di Dylan è sempre pericoloso, esattamente come enfatizzarla. Per anni la sua produzione letteraria è stata affiancata ai grandi della narrativa e della poesia moderna, ricevendo persino delle candidature per il Nobel. In effetti son i testi a farlo emergere, quando cominciò fin da bambino a fare pratica con il pianoforte e infine con armonica a bocca e chitarra. Per molto tempo la sua musica è stata etichettata come folk, per via della strumentazione leggera e i temi popolari, ma in Dylan l’aspirazione è sempre stata più ampia e comunque non soggetta a catalogamenti. Fu nell’estate del 1958, all’alba del rock ’n roll, in piena Elvis-mania, che Zimmerman scelse il nome d’arte di Bob Dylan, ispirandosi pare al poeta irlandese Dylan Thomas o forse a uno zio della madre, la circostanza non è mai stata chiarita del tutto. Quasi da subito iniziò a frequentare i numerosi folk club che ospitavano la musica popolare e impegnata nata nel periodo tra la Grande Guerra e la Grande Depressione, della quale erano esponenti di spicco cantanti come Woody Guthrie, Pete Seeger e Sarah Ogan Gunning. Poco più tardi però Dylan si lasciò alle spalle definitivamente gli studi dedicandosi con forza alla sua carriera di “menestrello” come veniva prima chiamato. Elettrizzato dalla biografia di Guthrie, volle conoscerlo personalmente e incise il primo LP presso la CBS intitolato semplicemente Bob Dylan, seguito da The Freewhelin’ Bob Dylan e da The Times They Are a-changin’, il suo primo grande successo di critica e di pubblico. L’ambiente musicale nel quale Dylan si muoveva era quello del folk-revival all’inizio, con canzoni di protesta sociale, che lo portarono a incidere Blowin’ In The Wind, ben presto diventato un inno di protesta per la concomitante questione dei diritti civili. Lo stile di Dylan trovò subito dei seguaci in Europa. Si dice che l’influenza sui Beatles e in particolare su John Lennon, fu così profonda, che egli smise immediatamente di scrivere canzoni dedicate alle donne e agli anelli di diamante (così presenti fin lì nei testi, confezionati per un pubblico che si erano scelti) da far cambiare direzione artistica al gruppo, come in effetti si avverte fin dalla pubblicazione di Rubber Soul. In Italia sono stati considerati alla stessa stregua di Bob Dylan Francesco De Gregori, Francesco Guccini e soprattutto Fabrizio De André.