A 50 anni da Il buono, il brutto e il cattivo

Sergio Leone è probabilmente il regista italiano più stimato e apprezzato a livello mondiale. Qualsiasi classifica, di critica o di pubblico, vede almeno uno dei suoi film tra i primi dieci. La percezione di Sergio Leone come grande, epico regista, in grado di farsi carico delle tematiche del suo tempo, è stata fin da subito chiara. Come pochi registi ha saputo coniugare il successo di pubblica con l’apprezzamento generale della critica, sia per le innovazioni stilistiche, sia per la forza evocativa delle sue opere.

Il film più famoso e più apprezzato di Sergio Leone, ma il dibattito continua, è Il Buono, il Brutto e il Cattivo uscito esattamente 50 anni fa. Una co-produzione italo-spagnola, che vede tra i protagonisti Clint Eastwood, Eli Wallach (strepitoso nell’interpretare Tuco) e Lee Van Cleef, col suo sguardo di ghiaccio.

Chi non ha mai visto questo film e decide di vederlo per la prima volta oggi, rimane molto colpito dalla sua mediocrità. Chi ama Quentin Tarantino non potrà non ritrovare i semi del lavoro del regista di Pulp Fiction. Il bello di un film epico e lungo come Il Buono, il Brutto e il Cattivo è che non ha ambizioni così sfrenate da voler per forza imporre un punto di vista. È un’opera così completa, che chiunque può decifrarla come crede, facendosi incantare dai paesaggi, dalla crudeltà della guerra, dalla caccia alle taglie ovvero dalla freddezza dell’uomo senza nome (Eastwood) o dall’inevitabile umorismo che scatena la gigantesca interpretazione di Wallach.

I film di Leone, perlomeno quelli appartenenti (e che definiscono) al genere spaghetti-western (prima visti in termini spregiativo, poi rivalutati fino a essere considerati delle opere fondamentali), travalicano il genere. Non stanno abbottonati all’idea della conquista del west, della venalità, della violenza. Sono in tutto e per tutto western, ma non sono americani. Sono più universali, nei quali la profondità dei personaggi si mescola a quella degli spazi, che pure non sono americani, ma quasi sempre spagnoli. Pensiamo al ruolo giocato dal deserto nel Buono, il Brutto e il Cattivo. Gioca un ruolo da personaggio principale. Così come il tesoro la cui ricerca scatena la corsa dei tre protagonisti, fino all’epica battaglia sul ponte e al “triello” finale.

Lo stesso possiamo dire per l’altro grande capolavoro western: C’era una volta il west, dove Sergio Leone capovolge la mistica di alcuni personaggi. Ad esempio, il violento Charles Bronson diventa un angelo vendicatore, che ha mille ragioni, mentre non stiamo nemmeno a descrivervi la cattiveria e la brutalità di Henry Fonda, abituato a ben altri personaggi. Quest’ultimo film ad esempio fu all’inizio un fiasco, sia al botteghino, sia per la critica. Oggi è considerato uno dei grandi capolavori del cinema mondiale. Infine, una nota per la musica di Morricone, che anche essa gioca un ruolo da protagonista, con la sua eccelsa qualità mai soverchia le immagini, fondendosi abilmente con le inquadrature, sia che esse indugino sui visi dei protagonisti, realistici fino al punto di rivelare i difetti anatomici, sia che si spazi tra i vari paesaggi.